Hamas sta cercando di integrare i suoi 10.000 agenti di polizia in una nuova amministrazione palestinese per Gaza sostenuta dagli Stati Uniti. Si tratta di una richiesta che probabilmente incontrerà l’opposizione di Israele, mentre il gruppo discute se consegnare o meno le armi. Lo riferisce il Times of Israel.
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Fonti vicine alla comunità ebraica iraniana hanno dichiarato oggi alla tv pubblica israeliana Kan che diversi ebrei sono stati arrestati con l’accusa di coinvolgimento nelle proteste. La comunità ha negato qualsiasi collegamento con le proteste, sostenendo che gli arresti sono stati fatti per errore. I leader della comunità sperano che i detenuti vengano rilasciati presto e si stanno compiendo sforzi per risolvere la questione. Negli ultimi giorni si sono diffuse voci secondo cui diversi ebrei sarebbero stati uccisi durante la repressione delle proteste. Ma le fonti interpellate da Kan News, riferiscono che non ci sono stati feriti o morti tra gli ebrei in Iran, che anzi hanno cercato di prendere le distanze dai centri delle manifestazioni e stanno cercando di dimostrare assoluta lealtà al regime.
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Nuovi video verificati dalla Bbc rivelano la portata della repressione in Iran, dove le proteste scoppiate a fine dicembre sono state stroncate con violenza dalle forze di sicurezza. Le immagini mostrano corpi ammassati negli ospedali, cecchini posizionati sui tetti degli edifici e telecamere di sorveglianza distrutte dai manifestanti per provare a sfuggire al controllo dello Stato.
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Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), sarebbero quasi 6mila le persone uccise, di cui 5.633 manifestanti, mentre ulteriori 17mila morti segnalate sono attualmente in fase di verifica. L’associazione Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia, avverte che il bilancio potrebbe superare 25mila vittime. Le autorità iraniane, invece, sostengono che il bilancio sia stato di oltre 3.100 morti, ma la maggior parte riguarderebbe personale di sicurezza o civili colpiti dai \”rivoltosi\”.
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Le immagini citate dalla Bbc risalgono all’8 e 9 gennaio, le notti considerate finora le più letali per i manifestanti, in seguito a un appello di Reza Pahlavi, figlio esiliato dell’ultimo Shah, a una protesta nazionale. Nei video verificati dalla Bbc e da Bbc Persian si vedono almeno 31 corpi all’interno dell’obitorio dell’ospedale Tehranpars e sette sacchi per cadaveri all’esterno dell’ingresso. In un altro filmato, centinaia di persone protestano lungo un’autostrada a ovest di Teheran, mentre si sentono colpi di arma da fuoco e urla di disperazione.
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\”Il Board of peace non c’entra niente con la pace. È un macabro progetto che lucra sul disastro umano per fare affari\”. Lo dice Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo in un’intervista a Fanpage.it \”La Costituzione italiana impedisce questo per fortuna, perché afferma un concetto semplice: si può stare dentro organismi internazionali a pari dignità con gli altro Stati. Questa è la forza degli italiani, grazie alla Costituzione nata dalla Resistenza, dalla Liberazione e dalla lotta antifascista. Il Board of peace per Gaza è il luogo dove ci può portare la destra italiana ed internazionale, un luogo nel quale non si conta nulla e si obbedisce. Meno male che c’è la Costituzione, anche per questo bisogna difenderla\”, conclude
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L’attacco del 7 ottobre 2023 lanciato da Hamas contro Israele e la conseguente offensiva a Gaza hanno riacceso i riflettori su una contrapposizione che va avanti da decenni e su cui finora non si è riusciti a trovare una soluzione definitiva. Anche se, negli anni, qualche tentativo è stato fatto. Ultimo, il piano Usa accettato dalle due parti (anche se solo per quanto riguarda la prima fase) nell’ottobre del 2025.
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\”Si può e si deve parlare di Gaza nel giorno della memoria: si può parlare si Iran, Iran, Ucraina e tutto ciò che chiama in causa la umanità, ma non si può usare Gaza contro il giorno della Memoria\”. Lo ha detto la senatrice Liliana Segre durante la cerimonia per il Giorno della Memoria. \”Non può succedere\” ha aggiunto \”che diventi occasione di una vendetta contro le vittime di allora\”.
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Hamas sta cercando di integrare i suoi 10.000 agenti di polizia in una nuova amministrazione palestinese per Gaza sostenuta dagli Stati Uniti; una richiesta che probabilmente incontrerà l’opposizione di Israele, mentre il gruppo discute se consegnare o meno le armi; lo riferisce il Times of Israel. Hamas mantiene il controllo di poco meno della metà di Gaza in seguito all’accordo di cessate il fuoco di ottobre, mediato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
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E’ stato un soldato dell’esercito israeliano e non un colono a fermare i carabinieri domenica scorsa in Cisgiordania, in una zona militare chiusa nell’a cosiddetta area C (sotto il controllo israeliano). Lo ha dichiarato l’Idf alla Rai di Gerusalemme. \”All’inizio di questa settimana (domenica), un soldato ha individuato un veicolo diretto alla comunità di Sde Ephraim lungo un percorso chiuso al traffico civile in conformità con la valutazione della situazione operativa e designato come zona militare chiusa\”, ha spiegato l’esercito.
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L’agenzia degli attivisti iraniani per i diritti umani Hrana ha confermato la morte di 6.126 persone durante le proteste esplose il 28 dicembre per la crisi economica in circa 200 città in 31 province dell’Iran. Secondo il rapporto pubblicato dalla Ong, con sede negli Stati Uniti, 5.777 delle vittime erano manifestanti, 86 erano minori di 18 anni, 214 appartenevano alle forze affiliate al governo e altri 49 erano civili che non avevano preso parte alle dimostrazioni. Hrana spiega che sta continuando a verificare la segnalazione di altri 17.091 casi di morte, mentre nei giorni scorsi due alti funzionari del ministero della Salute iraniano hanno dichiarato al Time che durante le proteste antigovernative in soli due giorni sarebbero state uccise fino a 30.000 persone. Mentre resta complicato avere dati certi rispetto alle vittime delle proteste anche a causa di un blackout quasi totale di internet in corso da più di 18 giorni, secondo i dati della Repubblica islamica, sono invece 3.117 le persone che hanno perso la vita durante le proteste, tra cui 2.427 civili e membri delle forze della sicurezza e 690 \”terroristi\”, termine che Teheran utilizza per indicare i manifestanti che hanno preso parte ad azioni violente. Il numero totale delle persone arrestate durante le proteste ha raggiunto quota 41.880, i feriti gravi sono 11.009 mentre sono stati segnalati 245 casi di confessioni forzate trasmesse in diretta, si legge nel rapporto di Hrana.
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L’annunciata riapertura del valico di Rafah dopo quasi due anni riaccende la speranza a Gaza. Lo dichiara Save the Children. Dopo quasi due anni dalla chiusura del valico di Rafah, avvenuta nel maggio 2024, la popolazione di Gaza attende con ansia notizie sulla sua riapertura in seguito al ritrovamento dell’ultimo ostaggio rimasto, si legge in un comunicato dell’organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Il valico è diventato il fulcro di una rinnovata speranza per le famiglie che attendono la possibilità di evacuazioni mediche, opportunità di istruzione per gli studenti, ricongiungimento familiare, invio di aiuti urgenti.
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\”Tutti gli occhi sono ora puntati sul confine di Rafah, poiché da esso dipende il futuro di centinaia e migliaia di bambini. Da quando il valico è stato chiuso, quasi due anni fa, le persone attendono un’apertura bilaterale e incondizionata – dichiara Shurouq, responsabile media di Gaza per Save the Children – Migliaia di persone a Gaza aspettano di poter evacuare per ricevere cure mediche vitali, studenti di poter usufruire delle loro borse di studio all’estero dopo anni di interruzione dell’istruzione a causa della distruzione delle aule e della perdita di opportunità di apprendimento, famiglie attendono con ansia i ricongiungimenti, alcune sono pronte a tornare dai propri cari nella Striscia\”.
\n”,”postId”:”a9df858e-21ac-4d4e-907f-785b761550ee”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-01-27T10:32:43.444Z”,”timestampUtcIt”:”2026-01-27T11:32:43+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Media: \”In Siria le forze di Sharaa verso i pozzi di petrolio nel nord-est\””,”content”:”
Le forze siriane agli ordini del leader Ahmad Sharaa tentano di forzare le linee di difesa curdo-siriane e di raggiungere i pozzi di petrolio nell’area di Rmeilan, al confine con Iraq e Turchia. Lo riferiscono media locali e fonti sul terreno mentre nelle ultime ore si sono registrati scontri a sud-est di Qamishli, roccaforte politica e amministrativa di quel che rimane della zona semi-autonoma curdo-siriana.
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\”Guerra totale\” in caso di attacco all’Iran. La minaccia è arrivata da Kataib Hezbollah, gruppo paramilitare iracheno che – ha riferito la tv satellitare al-Jazeera – ha così promesso sostegno a Teheran qualora necessario. Abu Hussein al‑Hamidawi, numero uno del gruppo, ha chiesto ai suoi di essere pronti.
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\”Ai nemici diciamo che una guerra contro la Repubblica (islamica) non sarà una passeggiata al parco – ha affermato al‑Hamidawi nelle dichiarazioni rilanciate dalla tv satellitare – Non resterà nulla di voi nella nostra regione\”.
“,”postId”:”754a77fe-2a25-4b27-b431-11f6413f97e7″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-01-27T09:27:13.056Z”,”timestampUtcIt”:”2026-01-27T10:27:13+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Nyt: Trump ha ricevuto report secondo cui l’Iran non è mai stato così debole”,”content”:”
L’Iran è al suo massimo livello di debolezza dalla rivoluzione del 1979 che portò alla caduta dello scià. Lo riferiscono al New York Times fonti ben informate secondo cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto numerosi rapporti dei servizi segreti statunitensi che indicano un indebolimento della posizione del governo iraniano. Secondo i report, le proteste scoppiate alla fine dello scorso anno hanno scosso alcuni elementi del governo iraniano, soprattutto perché hanno raggiunto aree del Paese che i funzionari ritenevano fossero roccaforti di sostegno all’Ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran. Sebbene le proteste si siano placate, il governo rimane in una posizione difficile. I rapporti dell’intelligence hanno ripetutamente sottolineato che, oltre alle proteste, l’economia iraniana è debole.
“,”postId”:”b883fa64-3261-4a7e-8b4e-1d85adc32d91″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2026-01-27T07:39:07.613Z”,”timestampUtcIt”:”2026-01-27T08:39:07+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Iran: intelligence Usa, regime al punto più debole dal 1979 “,”content”:”
Secondo il New York Times, il presidente Donald Trump ha ricevuto numerosi briefing dell’intelligence statunitense che segnalano un indebolimento della presa del regime nella Repubblica Islamica, che sarebbe al punto più ‘basso’ dal 1979. Secondo le varie fonti dell’intelligence Usa, \”la presa del governo iraniano sul potere è al suo punto piu’ debole da quando lo Scià fu rovesciato durante la\nrivoluzione del 1979\”.
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Video verificati provenienti dall’Iran mostrano corpi ammassati in un ospedale, cecchini appostati sugli edifici e telecamere a circuito chiuso distrutte, a seguito della repressione delle proteste all’inizio di questo mese. Lo afferma Bbc verify che ha esaminato le immaginati provenienti dal Paese. L’emittente britannica riferisce inoltre che l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana) afferma di aver confermato l’uccisione di quasi 6.000 persone, tra cui 5.633 manifestanti, dall’inizio dei disordini alla fine di dicembre. Attualmente sta indagando su altre 17mila morti segnalate nonostante il blocco di Internet dopo quasi tre settimane. Un altro gruppo, l’Iran Human Rights (Ihr) con sede in Norvegia, ha avvertito che il bilancio finale potrebbe superare le 25.000 vittime. Le autorità iraniane hanno dichiarato la scorsa settimana che sono state uccise più di 3.100 persone, ma che la maggior parte erano membri delle forze di sicurezza o passanti aggrediti dai \”rivoltosi\”.
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Sull’Iran, il presidente Donald Trump non ha ancora deciso e gli Usa sono aperti a prendere contatti e fare affari. Lo ha dichiarato un funzionario americano non meglio identificato in un briefing con i giornalisti, poi rilanciato dal quotidiano Times of Israel.\n\”Per quanto riguarda l’Iran, siamo aperti agli affari. Se vogliono contattarci e conoscono i termini, allora ne parleremo\”, ha detto il funzionario Usa. Citando fonti informate, ‘Axios’ ha affermato che il presidente Donald Trump non ha ancora deciso se colpire o meno l’Iran, dopo essersi impegnato a farlo se il regime avesse ucciso manifestanti, cosa che è accaduta a migliaia di civili scesi in piazza.
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Un funzionario statunitense, durante una conferenza stampa con giornalisti, ha ribadito la posizione dell’amministrazione di Donald Trump secondo cui a coloro che a Gaza accetteranno di consegnare le armi sarà concessa l’amnistia. Lo riportano diversi media tra cui Times of Israel e Al Jazeera. \”Riteniamo che il disarmo debba essere accompagnato da una sorta di amnistia e, francamente, pensiamo di avere un ottimo programma per il disarmo. Siamo in contatto, o meglio, i nostri rappresentanti sono in contatto con Hamas e ci aspettiamo che ciò avvenga\”, ha dichiarato il funzionario statunitense aggiungendo che \”se non si disarmano allora hanno violato l’accordo\”. L’offerta di amnistia in cambio della consegna delle armi ai combattenti di Hamas è stata definita in un piano in 20 punti per porre fine alla guerra di Gaza, presentato dall’amministrazione Trump a settembre. Il piano è stato accolto con favore dal primo ministro Benyamin Netanyahu, scrive il Times of Israel, mentre i suoi alleati di coalizione hanno criticato alcuni elementi della proposta che prevedevano la creazione di un percorso verso la costituzione di uno Stato palestinese. Da parte loro, i funzionari di Hamas hanno respinto le parti del piano che richiedevano il disarmo.
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L’Iran vuole \”un accordo. Ne sono certo. Hanno chiamato in molte occasioni. Vogliono parlare\”. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Axios, sottolineando che la situazione con Teheran è in continua evoluzione perché gli Stati Uniti hanno inviato una \”grande flotta. Più grande di quella del Venezuela\”. Il riferimento è alla portaerei Uss Abraham Lincoln.
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Un funzionario statunitense afferma che Hamas è stata “molto collaborativa” negli sforzi per localizzare l’ultimo corpo di ostaggi israeliani a Gaza. Le truppe israeliane hanno operato diverse ore per rinvenire i resti della salma del sergente. Il lavoro dei militari si è concentrato soprattutto in un cimitero nel nord della Striscia, tra il quartiere Daraj Tuffah e Shujaiya.
Hamas sta cercando di integrare i suoi 10.000 agenti di polizia in una nuova amministrazione palestinese per Gaza sostenuta dagli Stati Uniti. Si tratta di una richiesta che probabilmente incontrerà l’opposizione di Israele, mentre il gruppo discute se consegnare o meno le armi. Lo riferisce il Times of Israel.
Gli approfondimenti:
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Media: “Diversi arresti per le proteste tra gli ebrei in Iran”
Fonti vicine alla comunità ebraica iraniana hanno dichiarato oggi alla tv pubblica israeliana Kan che diversi ebrei sono stati arrestati con l’accusa di coinvolgimento nelle proteste. La comunità ha negato qualsiasi collegamento con le proteste, sostenendo che gli arresti sono stati fatti per errore. I leader della comunità sperano che i detenuti vengano rilasciati presto e si stanno compiendo sforzi per risolvere la questione. Negli ultimi giorni si sono diffuse voci secondo cui diversi ebrei sarebbero stati uccisi durante la repressione delle proteste. Ma le fonti interpellate da Kan News, riferiscono che non ci sono stati feriti o morti tra gli ebrei in Iran, che anzi hanno cercato di prendere le distanze dai centri delle manifestazioni e stanno cercando di dimostrare assoluta lealtà al regime.
Iran, video della Bbc mostrano la repressione: ospedali pieni di cadaveri e cecchini sui tetti
Nuovi video verificati dalla Bbc rivelano la portata della repressione in Iran, dove le proteste scoppiate a fine dicembre sono state stroncate con violenza dalle forze di sicurezza. Le immagini mostrano corpi ammassati negli ospedali, cecchini posizionati sui tetti degli edifici e telecamere di sorveglianza distrutte dai manifestanti per provare a sfuggire al controllo dello Stato.
Secondo la Human Rights Activists News Agency (Hrana), sarebbero quasi 6mila le persone uccise, di cui 5.633 manifestanti, mentre ulteriori 17mila morti segnalate sono attualmente in fase di verifica. L’associazione Iran Human Rights (Ihr), con sede in Norvegia, avverte che il bilancio potrebbe superare 25mila vittime. Le autorità iraniane, invece, sostengono che il bilancio sia stato di oltre 3.100 morti, ma la maggior parte riguarderebbe personale di sicurezza o civili colpiti dai “rivoltosi”.
Le immagini citate dalla Bbc risalgono all’8 e 9 gennaio, le notti considerate finora le più letali per i manifestanti, in seguito a un appello di Reza Pahlavi, figlio esiliato dell’ultimo Shah, a una protesta nazionale. Nei video verificati dalla Bbc e da Bbc Persian si vedono almeno 31 corpi all’interno dell’obitorio dell’ospedale Tehranpars e sette sacchi per cadaveri all’esterno dell’ingresso. In un altro filmato, centinaia di persone protestano lungo un’autostrada a ovest di Teheran, mentre si sentono colpi di arma da fuoco e urla di disperazione.
Zingaretti: “Il board di Gaza è un progetto macabro che lucra sui disastri”
“Il Board of peace non c’entra niente con la pace. È un macabro progetto che lucra sul disastro umano per fare affari”. Lo dice Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo in un’intervista a Fanpage.it “La Costituzione italiana impedisce questo per fortuna, perché afferma un concetto semplice: si può stare dentro organismi internazionali a pari dignità con gli altro Stati. Questa è la forza degli italiani, grazie alla Costituzione nata dalla Resistenza, dalla Liberazione e dalla lotta antifascista. Il Board of peace per Gaza è il luogo dove ci può portare la destra italiana ed internazionale, un luogo nel quale non si conta nulla e si obbedisce. Meno male che c’è la Costituzione, anche per questo bisogna difenderla”, conclude
La questione israelo-palestinese, cos’è e come è nata
L’attacco del 7 ottobre 2023 lanciato da Hamas contro Israele e la conseguente offensiva a Gaza hanno riacceso i riflettori su una contrapposizione che va avanti da decenni e su cui finora non si è riusciti a trovare una soluzione definitiva. Anche se, negli anni, qualche tentativo è stato fatto. Ultimo, il piano Usa accettato dalle due parti (anche se solo per quanto riguarda la prima fase) nell’ottobre del 2025.
La questione israelo-palestinese, cos’è e come è nata
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Segre: “Non si può usare Gaza contro il giorno della Memoria”
“Si può e si deve parlare di Gaza nel giorno della memoria: si può parlare si Iran, Iran, Ucraina e tutto ciò che chiama in causa la umanità, ma non si può usare Gaza contro il giorno della Memoria”. Lo ha detto la senatrice Liliana Segre durante la cerimonia per il Giorno della Memoria. “Non può succedere” ha aggiunto “che diventi occasione di una vendetta contro le vittime di allora”.
Media: “Hamas vuole 10.000 suoi uomini nella nuova polizia”
Hamas sta cercando di integrare i suoi 10.000 agenti di polizia in una nuova amministrazione palestinese per Gaza sostenuta dagli Stati Uniti; una richiesta che probabilmente incontrerà l’opposizione di Israele, mentre il gruppo discute se consegnare o meno le armi; lo riferisce il Times of Israel. Hamas mantiene il controllo di poco meno della metà di Gaza in seguito all’accordo di cessate il fuoco di ottobre, mediato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Idf: “E’ stato un soldato a fermare i carabinieri in zona militare”
E’ stato un soldato dell’esercito israeliano e non un colono a fermare i carabinieri domenica scorsa in Cisgiordania, in una zona militare chiusa nell’a cosiddetta area C (sotto il controllo israeliano). Lo ha dichiarato l’Idf alla Rai di Gerusalemme. “All’inizio di questa settimana (domenica), un soldato ha individuato un veicolo diretto alla comunità di Sde Ephraim lungo un percorso chiuso al traffico civile in conformità con la valutazione della situazione operativa e designato come zona militare chiusa”, ha spiegato l’esercito.
Ong: “Confermata la morte di oltre 6mila nelle proteste in Iran”
L’agenzia degli attivisti iraniani per i diritti umani Hrana ha confermato la morte di 6.126 persone durante le proteste esplose il 28 dicembre per la crisi economica in circa 200 città in 31 province dell’Iran. Secondo il rapporto pubblicato dalla Ong, con sede negli Stati Uniti, 5.777 delle vittime erano manifestanti, 86 erano minori di 18 anni, 214 appartenevano alle forze affiliate al governo e altri 49 erano civili che non avevano preso parte alle dimostrazioni. Hrana spiega che sta continuando a verificare la segnalazione di altri 17.091 casi di morte, mentre nei giorni scorsi due alti funzionari del ministero della Salute iraniano hanno dichiarato al Time che durante le proteste antigovernative in soli due giorni sarebbero state uccise fino a 30.000 persone. Mentre resta complicato avere dati certi rispetto alle vittime delle proteste anche a causa di un blackout quasi totale di internet in corso da più di 18 giorni, secondo i dati della Repubblica islamica, sono invece 3.117 le persone che hanno perso la vita durante le proteste, tra cui 2.427 civili e membri delle forze della sicurezza e 690 “terroristi”, termine che Teheran utilizza per indicare i manifestanti che hanno preso parte ad azioni violente. Il numero totale delle persone arrestate durante le proteste ha raggiunto quota 41.880, i feriti gravi sono 11.009 mentre sono stati segnalati 245 casi di confessioni forzate trasmesse in diretta, si legge nel rapporto di Hrana.
Save the Children: “Necessaria la apertura immediata di Rafah e di tutti i valichi di frontiera”
L’annunciata riapertura del valico di Rafah dopo quasi due anni riaccende la speranza a Gaza. Lo dichiara Save the Children. Dopo quasi due anni dalla chiusura del valico di Rafah, avvenuta nel maggio 2024, la popolazione di Gaza attende con ansia notizie sulla sua riapertura in seguito al ritrovamento dell’ultimo ostaggio rimasto, si legge in un comunicato dell’organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Il valico è diventato il fulcro di una rinnovata speranza per le famiglie che attendono la possibilità di evacuazioni mediche, opportunità di istruzione per gli studenti, ricongiungimento familiare, invio di aiuti urgenti.
“Tutti gli occhi sono ora puntati sul confine di Rafah, poiché da esso dipende il futuro di centinaia e migliaia di bambini. Da quando il valico è stato chiuso, quasi due anni fa, le persone attendono un’apertura bilaterale e incondizionata – dichiara Shurouq, responsabile media di Gaza per Save the Children – Migliaia di persone a Gaza aspettano di poter evacuare per ricevere cure mediche vitali, studenti di poter usufruire delle loro borse di studio all’estero dopo anni di interruzione dell’istruzione a causa della distruzione delle aule e della perdita di opportunità di apprendimento, famiglie attendono con ansia i ricongiungimenti, alcune sono pronte a tornare dai propri cari nella Striscia”.

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Media: “In Siria le forze di Sharaa verso i pozzi di petrolio nel nord-est”
Le forze siriane agli ordini del leader Ahmad Sharaa tentano di forzare le linee di difesa curdo-siriane e di raggiungere i pozzi di petrolio nell’area di Rmeilan, al confine con Iraq e Turchia. Lo riferiscono media locali e fonti sul terreno mentre nelle ultime ore si sono registrati scontri a sud-est di Qamishli, roccaforte politica e amministrativa di quel che rimane della zona semi-autonoma curdo-siriana.
Iran, dall’Iraq Kataib Hezbollah pronto ad una “guerra totale” al fianco di Teheran
“Guerra totale” in caso di attacco all’Iran. La minaccia è arrivata da Kataib Hezbollah, gruppo paramilitare iracheno che – ha riferito la tv satellitare al-Jazeera – ha così promesso sostegno a Teheran qualora necessario. Abu Hussein al‑Hamidawi, numero uno del gruppo, ha chiesto ai suoi di essere pronti.
“Ai nemici diciamo che una guerra contro la Repubblica (islamica) non sarà una passeggiata al parco – ha affermato al‑Hamidawi nelle dichiarazioni rilanciate dalla tv satellitare – Non resterà nulla di voi nella nostra regione”.
Nyt: Trump ha ricevuto report secondo cui l’Iran non è mai stato così debole
L’Iran è al suo massimo livello di debolezza dalla rivoluzione del 1979 che portò alla caduta dello scià. Lo riferiscono al New York Times fonti ben informate secondo cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto numerosi rapporti dei servizi segreti statunitensi che indicano un indebolimento della posizione del governo iraniano. Secondo i report, le proteste scoppiate alla fine dello scorso anno hanno scosso alcuni elementi del governo iraniano, soprattutto perché hanno raggiunto aree del Paese che i funzionari ritenevano fossero roccaforti di sostegno all’Ayatollah Ali Khamenei, la guida suprema dell’Iran. Sebbene le proteste si siano placate, il governo rimane in una posizione difficile. I rapporti dell’intelligence hanno ripetutamente sottolineato che, oltre alle proteste, l’economia iraniana è debole.
Iran: intelligence Usa, regime al punto più debole dal 1979
Secondo il New York Times, il presidente Donald Trump ha ricevuto numerosi briefing dell’intelligence statunitense che segnalano un indebolimento della presa del regime nella Repubblica Islamica, che sarebbe al punto più ‘basso’ dal 1979. Secondo le varie fonti dell’intelligence Usa, “la presa del governo iraniano sul potere è al suo punto piu’ debole da quando lo Scià fu rovesciato durante la
rivoluzione del 1979”.
Bbc: video verificati mostrano corpi ammassati in un ospedale iraniano’
Video verificati provenienti dall’Iran mostrano corpi ammassati in un ospedale, cecchini appostati sugli edifici e telecamere a circuito chiuso distrutte, a seguito della repressione delle proteste all’inizio di questo mese. Lo afferma Bbc verify che ha esaminato le immaginati provenienti dal Paese. L’emittente britannica riferisce inoltre che l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana) afferma di aver confermato l’uccisione di quasi 6.000 persone, tra cui 5.633 manifestanti, dall’inizio dei disordini alla fine di dicembre. Attualmente sta indagando su altre 17mila morti segnalate nonostante il blocco di Internet dopo quasi tre settimane. Un altro gruppo, l’Iran Human Rights (Ihr) con sede in Norvegia, ha avvertito che il bilancio finale potrebbe superare le 25.000 vittime. Le autorità iraniane hanno dichiarato la scorsa settimana che sono state uccise più di 3.100 persone, ma che la maggior parte erano membri delle forze di sicurezza o passanti aggrediti dai “rivoltosi”.
Iran, media: Trump non ha ancora deciso. Usa aperti ad affari
Sull’Iran, il presidente Donald Trump non ha ancora deciso e gli Usa sono aperti a prendere contatti e fare affari. Lo ha dichiarato un funzionario americano non meglio identificato in un briefing con i giornalisti, poi rilanciato dal quotidiano Times of Israel.
“Per quanto riguarda l’Iran, siamo aperti agli affari. Se vogliono contattarci e conoscono i termini, allora ne parleremo”, ha detto il funzionario Usa. Citando fonti informate, ‘Axios’ ha affermato che il presidente Donald Trump non ha ancora deciso se colpire o meno l’Iran, dopo essersi impegnato a farlo se il regime avesse ucciso manifestanti, cosa che è accaduta a migliaia di civili scesi in piazza.
Funzionario Usa: eventuale disarmo di Hamas prevede una sorta di amnistia
Un funzionario statunitense, durante una conferenza stampa con giornalisti, ha ribadito la posizione dell’amministrazione di Donald Trump secondo cui a coloro che a Gaza accetteranno di consegnare le armi sarà concessa l’amnistia. Lo riportano diversi media tra cui Times of Israel e Al Jazeera. “Riteniamo che il disarmo debba essere accompagnato da una sorta di amnistia e, francamente, pensiamo di avere un ottimo programma per il disarmo. Siamo in contatto, o meglio, i nostri rappresentanti sono in contatto con Hamas e ci aspettiamo che ciò avvenga”, ha dichiarato il funzionario statunitense aggiungendo che “se non si disarmano allora hanno violato l’accordo”. L’offerta di amnistia in cambio della consegna delle armi ai combattenti di Hamas è stata definita in un piano in 20 punti per porre fine alla guerra di Gaza, presentato dall’amministrazione Trump a settembre. Il piano è stato accolto con favore dal primo ministro Benyamin Netanyahu, scrive il Times of Israel, mentre i suoi alleati di coalizione hanno criticato alcuni elementi della proposta che prevedevano la creazione di un percorso verso la costituzione di uno Stato palestinese. Da parte loro, i funzionari di Hamas hanno respinto le parti del piano che richiedevano il disarmo.
Iran, Trump: “Vuole un accordo, situazione in evoluzione”
L’Iran vuole “un accordo. Ne sono certo. Hanno chiamato in molte occasioni. Vogliono parlare”. Lo ha detto Donald Trump in un’intervista a Axios, sottolineando che la situazione con Teheran è in continua evoluzione perché gli Stati Uniti hanno inviato una “grande flotta. Più grande di quella del Venezuela”. Il riferimento è alla portaerei Uss Abraham Lincoln.